Recensione di "La profezia della piramide" di Alexa Tagliaventi
Genre: Thriller/horror
Anno di pubblicazione: 2026
Editore: Self-publishing
In questo romanzo ritroviamo gli Anatas, una congrega di esaltati che si ribella ai dettami della società, suona musica metal, venera Satana e pratica rituali macabri che prevedono sacrifici animali. Il capo è Manuel, chiamato il King, un uomo crudele, insensibile e pericoloso.
Tra i componenti della setta, conosciamo Valerio e Samanta, un fratello e una sorella che sono stati abbandonati dai genitori molti anni fa, vivono insieme, faticano a tirare avanti e fanno uso di droghe. Un giorno il loro cammino si incrocia con quello di Anna, una ragazza molto devota alla religione cattolica e insoddisfatta della sua vita. Anna e Valerio iniziano a uscire insieme, e ciò si rivela un beneficio per Valerio. Tuttavia, egli è ben cosciente del fatto che tra loro non potrà nascere nulla considerando le loro ideologie opposte. La situazione si complica quando Anna viene invitata a un concerto degli Anatas per poi ritrovarsi a casa di Manuel.
La giovane rimane affascinata dal King, resta accanto a lui e lo aiuta in una missione. Quando conosce e frequenta gli altri componenti della setta, li considera degli amici, quasi una nuova famiglia, e sceglie di restare con loro. Peccato che sia del tutto inconsapevole di chi siano gli Anatas, di chi sia veramente Manuel e delle conseguenze della sua scelta.
Ero assai curioso di scoprire un romanzo collegato a Il vertice della piramide, che mi ha coinvolto parecchio. Anche in questo spin-off l’autrice non mi ha affatto deluso, dal momento che ha creato una storia avvincente, ricca di tensione e inquietudine, con uno stile fluido e per niente noioso, permeata quasi interamente da un’atmosfera oscura. Ho apprezzato molto la raffigurazione degli spazi e degli avvenimenti, poiché entrambi mi hanno fatto sentire all’interno della vicenda. A proposito delle scene, credo sia importante rimarcare che alcune sono abbastanza brutali e potrebbero disturbare la sensibilità di alcune persone. Infatti, questo non è un libro per tutti.
Ciò che ho trovato particolarmente interessante è il rapporto tra Anna e Manuel, e l’effetto che lei esercita su di lui. Una caratteristica tipica del King è quella di trattare le donne come oggetti, ma con la sua nuova conoscenza si comporta in maniera del tutto differente, in parte perché gli ricorda una donna che non c’è più. Tra di loro non nasce una relazione sentimentale, ma si stabilisce una certa complicità, e Manuel nasconde il suo lato spietato e fa emergere quello in apparenza più gentile.
Bisogna sottolineare che Anna ha perso ciò a cui teneva di più, la sua vita è vuota ed è convinta che Dio l’abbia abbandonata; questo è il punto debole che il King riesce a colpire, che impedisce alla ragazza di vedere oltre le sembianze e di comprendere che la strada che sta percorrendo è rischiosa.
Vorrei spendere qualche parola anche su Valerio e Samanta. Essi appartengono agli Anatas, anche se non li frequentano assiduamente e sono più benevoli rispetto agli altri membri. In aggiunta a ciò, vorrebbero curare la loro dipendenza dalle droghe e cambiare vita. Ciò che li caratterizza è soprattutto il forte legame, non solo biologico, che li unisce come due fiumi che confluiscono nello stesso mare.
Commenti
Posta un commento