Recensione di "La danza del lupo" di Giuseppe Festa
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2026
Editore: Longanesi
L’ambientazione primaria sono i Monti Sibillini, più precisamente la zona dei laghi di Pilato. Il capitano dei carabinieri Alma Rovere indaga sull’omicidio di una biologa, il cui corpo è stato ritrovato nella tana di un lupo. Dati alcuni aspetti insoliti, macabri e inquietanti, il delitto sembra connesso a rituali di negromanzia.
L’indagine è come una strada buia e ignota, colma di incroci, che non si sa dove termina, ma Alma è determinata a illuminarla e a scoprire la giusta direzione. Si addentra nei boschi, si confronta con un zoologo esperto di lupi, tiene sotto controllo un bracconiere, raccoglie informazioni su riti antichi e porta alla luce segreti rimasti seppelliti per anni.
La donna è del tutto inconsapevole che la chiave per risolvere i misteri potrebbe nascondersi nel suo passato e nei ricordi che continuano a tormentarla.
Sono rimasto alquanto soddisfatto da questo romanzo, che si è rivelato avvincente, scorrevole ed emozionante, e oltretutto ci trascina in un labirinto oscuro e dai paesaggi suggestivi. Come negli altri libri dell’autore, la raffigurazione dei luoghi è assolutamente fantastica, a tal punto che si ha la sensazione di immergersi nei boschi, di percepire l’odore della terra e delle foglie, di respirare l’aria pura, di sentire i suoni del vento e i versi degli animali.
In aggiunta a ciò, Festa conferisce sempre un ruolo importante agli animali, inserendo dei capitoli in cui essi sono i protagonisti; in questo caso abbiamo il branco del Redentore, formato da due lupi adulti, un maschio e una femmina, e i loro cuccioli, rappresentati in tutta la loro autenticità e verosimiglianza. Poiché nutro un certo amore verso questi canidi e ritengo che il lupo sia il mio animale simbolico, ho apprezzato particolarmente questa caratteristica del romanzo.
Devo riconoscere che nella storia c’è un perfetto equilibrio tra l’indagine, la vita del branco e il passato di Alma. A proposito di quest’ultima, è una giovane donna, fragile e risoluta, che ha avuto un passato difficile, nel quale ha visto la sua famiglia sgretolarsi. È affetta da una condizione neurologica chiamata ipertimesia, ovvero ricorda nei dettagli qualsiasi avvenimento della propria vita, comprese le emozioni che, in alcuni momenti, la travolgono come un’onda; in tali circostanze, sente il bisogno di abbracciare un albero per calmarsi.
Un altro personaggio su cui vorrei spendere due parole è Folco Mancini, il biologo con cui Alma collabora. È un giovane uomo, dotato di una certa sensibilità, che svolge il suo lavoro con grande passione e dà un notevole contributo all’indagine. Ho immaginato quanto sarebbe interessante fare escursioni in compagnia di un tipo come Folco, grazie al quale potrei imparare tante peculiarità sui lupi e sulla loro vita.


Commenti
Posta un commento