Recensione di "Il cielo degli invisibili" di François Morlupi


Buongiorno! Oggi vi illustro l’ultimo romanzo del maestro del noir italiano, ovvero François Morlupi, autore della celebre saga I Cinque di Monteverde. Sto parlando di Il cielo degli invisibili, che non fa parte della serie e che ci conduce in un’indagine intrigante all’interno dell’ospedale più grande di Roma.


Genere: Noir

Anno di pubblicazione: 2026

Editore: Feltrinelli


L’ambientazione principale è la zona di Roma in cui è situato il Policlinico Umberto I. In una piazza lì vicino si trova un chiosco chiamato “Panini parlanti”, dove Otello De Bartolo, insieme alla sua collaboratrice Alice Penna, crea dei prelibati panini battezzati con i titoli di famose opere letterarie e abbelliti con salse aventi i nomi dei personaggi dei libri. Uno dei suoi clienti più affezionati è Joseph Koné, un medico specializzando che, ad un certo punto, smette di frequentare il chiosco, scatenando la preoccupazione del proprietario.

La vita tranquilla di Otello si fa più movimentata quando il suo cammino incrocia quello del capo dei carabinieri Manlio Buzzini, il quale sta indagando sul probabile omicidio di alcuni senzatetto e sulla misteriosa scomparsa di Joseph. Con il rischio di essere arrestato, Otello tira fuori tutta la sua audacia e si improvvisa investigatore, deciso ad aiutare i carabinieri.

All’apparenza i due casi sono totalmente separati. E se, invece, ci fosse un collegamento? Quale mistero si cela all’interno dell’ospedale? Forse la chiave di tutto si trova in un avvenimento che risale a molti anni fa.



Conoscevo bene la penna di Morlupi, ed ero più che sicuro che avrei amato questo romanzo. Rispetto ai precedenti, è una lettura più leggera e meno permeata da tensione, però l’autore è riuscito a mantenere la sua abilità nel costruire una storia avvincente con uno stile scorrevole, un’ottima descrizione degli spazi e un’eccellente caratterizzazione dei personaggi.

In merito ai personaggi, vorrei parlare un po’ di Otello e Alice, tra i quali non c’è il tipico rapporto tra datore di lavoro e dipendente, bensì è un rapporto speciale e ricorda quello tra padre e figlia. Lui è un uomo di una certa età, appassionato di narrativa, il cui mestiere raffigura una parte importante della sua vita. È un tipo gentile e premuroso, vorrebbe che Alice aspiri a un futuro migliore e mostra tutta la sua determinazione quando apprende della scomparsa di Joseph. Tra lui e Buzzini si crea una sorta di collaborazione, non esente da qualche ostilità, che mi ha ricordato un po' la serie Provaci ancora prof.

Per quanto concerne Alice, è una giovane ragazza appartenente a una famiglia umile, possiede uno spiccato talento per i social network ed è assai affezionata al chiosco e al proprietario. Nonostante non sia d’accordo quando il suo capo gioca a fare il detective, e si arrabbia parecchio, si offre comunque di aiutarlo.

Un aspetto che ho apprezzato particolarmente è la scelta di mettere in evidenza uno specifico gruppo di persone, ovvero i  senzatetto, i cosiddetti invisibili. Individui che vivono circondati dall’indifferenza, del tutto abbandonati, la cui morte non viene pianta da nessuno; l’immagine di una società che non aiuta chi si trova in difficoltà e che è avvolta dall’egoismo.

 

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