Recensione di "Vento bianco" di Roberta Leanza
Genere: Drammatico/Romance MM
Anno di pubblicazione: 2025
Editore: Pleasure Edizioni
Andrea è un ragazzo che ha sofferto la perdita della madre in adolescenza, ha un padre completamente anaffettivo, ama la musica e la scrittura, ed è omosessuale. In piscina conosce Cristian, un coetaneo che pratica la pallanuoto; tra i due si stabilisce subito un’ottima sintonia, diventano cari amici per poi innamorarsi. Tuttavia, la loro relazione deve rimanere nascosta, dal momento che Cristian teme che se la sua famiglia, i suoi amici e la sua squadra scoprissero la sua omosessualità, le conseguenze sarebbero devastanti.
Mentre Cristian preferisce indossare una maschera di finzione, Andrea sceglie di essere se stesso e di non occultare la sua natura. A scuola tale scelta lo porta a scontrarsi con un gruppo di bulli comandato da un tipo pericoloso che oltretutto appartiene a una famiglia potente.
Nonostante le difficoltà e gli ostacoli che incontra, Andrea cerca sempre di essere forte e fronteggia il nemico, fino al giorno in cui un trauma lo fa precipitare in una voragine profonda. Per fortuna, riesce a trovare persone disposte a tendergli una mano e a dargli supporto, anche se le ferite che marchiano la sua anima difficilmente guariranno del tutto.
Andrea e Cristina si separano per un periodo, ma nel momento in cui si rivedono, la loro attrazione rinasce come fiori in primavera, e i due continuano a incontrarsi, a coltivare il loro amore e la loro passione. Ma, come si può immaginare, è impossibile essere felici e appagati quando si vive nell’oscurità; Cristian ha paura, Andrea vorrebbe odiarlo ma non riesce. Quale futuro potrebbe avere il loro rapporto? Cristian sarà in grado di sbarazzarsi della sua maschera?
Era da parecchio che desideravo leggere questo romanzo, avevo la sensazione che emettesse un richiamo diretto a me. Mi sono addentrato in una storia che ha riempito il mio cuore di un potente vortice di emozioni, specialmente rabbia, disperazione, turbamento, gioia e ansia. La maggior parte delle pagine è permeata da una certa dolcezza, ma il libro non è affatto una coccola; anzi, ci sono scene cruente che possono urtare la sensibilità di alcune persone, e per tale ragione è necessario fare delle pause in alcuni punti.
L’autrice è stata bravissima, ha creato una storia profonda e coinvolgente, distinta da uno stile scorrevole e un’ottima caratterizzazione dei personaggi. Posso dire che spesso facevo fatica a interrompere la lettura, poiché alla fine di ogni capitolo ero curioso di scoprire il seguito. Un aspetto che ho apprezzato particolarmente è il modo in cui Roberta ha descritto le situazioni che varie persone LGBT patiscono. Al giorno d’oggi, in Italia e non solo, essere omosessuali, bisessuali o transessuali è ancora oggetto di discriminazione e di esclusione, e di conseguenza alcune persone subiscono violenze fisiche o psichiche, altre, per paura o per mancanza di accettazione, occultano la loro natura o addirittura la reprimono. Sappiamo che le radici di tale situazione sono soprattutto l’ignoranza, la religione e l’ideologia fascista, e per tale motivo ritengo che il mondo LGBTQIA+ debba essere insegnato a scuola a partire dalle elementari.
Non posso astenermi a illustrare alcuni personaggi che maggiormente spiccano. Partendo dal protagonista, è un tipo tosto, risoluto e testardo che non intende piegarsi a ciò che gli impongono coloro che lo disprezzano, desidera solo essere se stesso. Sua madre era una famosa pianista, e per questo motivo anch’egli ha una grande passione per la musica, ma il suo sogno è quello di diventare scrittore. È ammirevole come, nonostante ciò che subisce, non gli passa per la mente di suicidarsi, non si abbandona a dipendenze come sostanze d’abuso, e a continua a seguire la sua strada.
Per quanto concerne Cristian, è un ragazzo gentile e sensibile che desidera diventare un campione di pallanuoto. Contrariamente ad Andrea, nasconde la sua omosessualità, gli manca il coraggio per mostrarla, e a causa della sua codardia è destinato a vivere in una gabbia dorata. Lui ama Andrea, lo anela, ma non è capace di vedere un futuro con lui, e ciò gli provoca un dolore enorme. Tante volte avrei voluto mollargli qualche schiaffo e dirgli che era arrivato il momento di tirare fuori le palle e smettere di essere egoista.
Credo sia il caso di spendere due parole anche su Enrico, il nemico numero uno di Andrea. È un tipo spietato che cela le sue fragilità dietro una corazza di dispotismo e autorità; è l’immagine del cosiddetto gay represso, ovvero che rifiuta la sua omosessualità e sfoga le sue frustrazioni su chi la vive senza problemi. Mi ha fatto provare tanta collera, e ho pensato che la punizione più adatta a lui fosse che qualcuno lo picchiasse brutalmente fino a renderlo tetraplegico.
Questi tre personaggi raffigurano tre modi di vivere l’omosessualità, ossia esprimerla appieno, viverla in segreto e soffocarla.


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