Recensione di "Morte in cascina" di Silvia Sardelli Giorgetti
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2026
Editore: Self-publishing
In questa storia vediamo quattro coppie di amici che decidono di trascorrere un weekend in una cascina dispersa nelle campagne, lontana dai rumori e dalla frenesia della città. L’iniziale atmosfera allegra fa presagire un fine settimana di tranquillità, relax, divertimento, chiacchiere e risate, almeno fino a quando un componente del gruppo scompare e viene poi ritrovato ucciso. In aggiunta a ciò, un altro è vittima di una parziale amnesia. Tutti i membri della comitiva sono afflitti e spaventati, e oltretutto non hanno modo di chiamare rinforzi. L’aria si riempie di paura e turbamento, chiunque potrebbe essere il colpevole e chissà cosa starà tramando.
Una delle coppie, Perla e Leonardo, si improvvisano investigatori e iniziano un’indagine paragonabile a un puzzle intricato o al cubo di Rubik. Gli indizi raccolti e le ipotesi formulate dove li condurranno?
Anche se devo riconoscere che il romanzo è avvincente, scorrevole e riesce a incuriosire il lettore, mi aspettavo un’atmosfera più ricca di tensione e inquietudine. I personaggi non mi sono sembrati abbastanza sconvolti per l’accaduto, l’autrice avrebbe dovuto raffigurare meglio le emozioni e renderle maggiormente palpabili, affinché il lettore potesse percepirle meglio e sentirsi più coinvolto.
In ogni caso, ho apprezzato molto l’ambientazione, la costruzione dell’indagine arrangiata e il modo in cui si giunge alla soluzione dell’enigma. Malgrado il romanzo non mi abbia convinto appieno, lo consiglio.
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