Recensione di "Ultime note di un libraio" di Francesco Maiocchi
Genere: Narrativa storica
Anno di pubblicazione: 2025
Editore: Self-publishing
In seguito a un'accusa per attività sovversiva, Dimitry Sokolov viene esiliato nel sobborgo di Novosibirsk, dove inizia a lavorare in una libreria-biblioteca, un luogo che lo aiuterà a scoprire la propria identità. Il proprietario della libreria, Andrei Makarov, organizza una serie di conferenze sulla Rivoluzione del ‘17 al fine di ottenere donazioni; durante una di esse, Dimitry conosce una donna di nome Arina, della quale si innamora. Ma lei, per vari motivi, non ricambierà i suoi sentimenti.
La storia è breve ma intensa e coinvolgente, presenta uno stile semplice, e riesce a stimolare la curiosità del lettore. Anche se l’autore non specifica in che periodo si svolge il racconto, si capisce che ci troviamo nella prima metà del novecento, quando la Russia era ancora Unione Sovietica.
Ci sono due aspetti che ho trovato particolarmente interessanti: il primo riguarda il potere dei libri come una forma di resistenza silenziosa, il secondo è la raffigurazione di Arina, una donna misteriosa e affetta da un disturbo che la spinge a negare il desiderio d’amore.
Durante la lettura si avvertono in maniera notevole la malinconia, il senso di solitudine, la tranquillità, la monotonia e il freddo; quest’ultimo non è solo atmosferico, bensì anche metaforico, legato alla repressione e all’esilio.
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