Recensione di "Ho conosciuto me stesso" di Marco Gonfia


Buongiorno! Oggi vi propongo un romanzo che ci trascina in un viaggio emozionale nelle cicatrici interiori, affronta il tema dei conflitti col passato e mostra quanto le esperienze e le persone condizionino le nostre scelte e il nostro rapporto col mondo. Sto parlando di Ho conosciuto me stesso di Marco Gonfia, che ringrazio per la copia digitale

Genere: narrativa di riconoscimento

Anno di pubblicazione: 2025

Editore: Riva Editore


Matteo è un giovane uomo proveniente da una famiglia dominata dall’ignoranza e da un’ideologia arretrata con un padre violento e autoritario, e una madre asservita al marito e senza mai voce in capitolo. Oltre a ciò, entrambi i genitori hanno sempre affermato che i sogni sono solo per i ricchi e che la gente come loro deve accontentarsi. Matteo non fu mai d'accordo con tale filosofia, e per tale ragione decise di allontanarsi dal nido familiare, contrariamente al fratello Valerio.

Guidato dalla sua determinazione, Matteo è riuscito a ottenere tutto ciò che un uomo può desiderare: occupa una posizione alta in un’importante azienda, è felicemente sposato ed è papà di un bimbo allegro e solare. La sua vita perfetta prende una piega inaspettata quando ottiene la promozione a dirigente commerciale, un posto a cui ambiva. Tuttavia, questo passaggio ai vertici dell’azienda ha un risvolto della medaglia, poiché costringe Matteo a trascorrere meno tempo con la sua famiglia, e ciò è causa di diverbi; inoltre, i rapporti con i colleghi si incrinano.

Si ritrova, quindi, in una situazione complicata, paragonabile a un limbo, che rischia di diventare irreversibile e condurlo in un baratro. Forse deve guardare dentro se stesso e cambiare il proprio punto di vista. Riuscirà a riconquistare la serenità?

Sono contento di essermi immerso in questo romanzo, dal momento che si è rivelato una piacevole coccola, e avrei voluto che durasse di più. Tra le altre cose, lo stile è semplice e scorrevole, e infatti l'ho finito in poco tempo.

Bisogna riconoscere che l’autore mette in evidenza due questioni importanti: la prima è l’immagine dei genitori dalla mente ristretta, che rifiutano di aprirsi alla modernità e non vogliono che i figli aspirino a una vita migliore della loro; per questo motivo Valerio si vede costretto a nascondere il suo orientamento sessuale e la sua passione per le frecce. La seconda riguarda la difficoltà di alcune persone a conciliare la carriera e la famiglia; questo è ciò che accade al protagonista, il quale viene messo a dura prova dal destino. Sembra che il fato voglia spingerlo a scegliere tra raggiungere il successo e godere del tempo con la moglie e il figlio.

Ammetto che sono entrato molto in empatia con Matteo e l’ho ammirato particolarmente, dal momento che, nonostante il mancato sostegno da parte dei genitori, ha conservato la sua tenacia e non ha smesso di sognare. Oltre a ciò, è un uomo sensibile ed emotivo: ho percepito appieno l’amore profondo per la moglie Sara, l’orgoglio che gli dà il figlio Tommaso, il forte legame che ha col fratello, e la sofferenza che prova quando la sua situazione diventa instabile e rischia di perdere ciò che ama di più.




 

Commenti

Post popolari in questo blog

Recensione di "La bottega del tempo ritrovato" di Toshikazu Kawaguchi

Recensione di "Nuvole bianche" di Michela Ippolito

Recensione di "Segnale assente" di François Morlupi