Recensione di "Eco dall'inferno" di Manuela Fanti
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Genere: thriller
Anno di pubblicazione: 2025
Editore: Self-publishing
Ci troviamo a Grenze, un paesino di montagna situato vicino al confine con l’Austria, dove Clara Steiner aveva vissuto negli anni settanta, e dove la gente la considerava pazza o svitata a causa della sua capacità di sentire delle voci. Lei affermava che si trattava delle voci dei bambini che, nel periodo nazista, erano stati presi dai campi di concentramento e condotti a Grenze, precisamente al Kreuz, un monastero avvolto nelle tenebre del maligno. Prima era un convento di clausura dove le monache subivano torture, ma in seguito si trasformò in un laboratorio do un medico eseguiva esperimenti sui bambini gemelli; Agathe Mair, la madre superiora, partecipò ai progetti dei nazisti, macchiandosi le mani del sangue di tanti innocenti. Un’autentica concubina del diavolo.
Circa trent’anni dopo, nel 2007, Clara si è ritrasferita a Grenze con sua figlia Anna, una ragazzina muta che possiede la stessa capacità della madre. Nella sua nuova scuola, dove alcuni compagni la guardano in modo strano, stringe amicizia con Claus, figlio di Fred Hofer, poliziotto e vecchio amico di Clara. Nel 1976 Fred aveva indagato su un brutale omicidio rimasto irrisolto, collegato al Kreuz e alle leggende del paese.
Quando Anna viene a conoscenza dei terribili avvenimenti del passato, è intenzionata a fare luce sui misteri ancora seppelliti, e ingaggia Claus nella sua ricerca. L’indagine dei due adolescenti porterà in superficie delle verità che sconvolgeranno la vita di Anna e della sua famiglia.
Avevo già letto un libro di questa autrice, ovvero L’odore della paura, che mi aveva catturato dalla prima all’ultima pagina. Devo ammettere che anche stavolta Manuela mi ha pienamente soddisfatto, poiché è stata capace di creare una storia assai accattivante che trasmette al lettore un forte senso di struggimento, timore e angoscia, lo lascia col fiato sospeso e lo spinge ad andare sempre avanti.
Si percepisce l’impegno dell’autrice nella costruzione meticolosa della vicenda, senza dubbio ha fatto molte ricerche.
Lo stile è semplice e scorrevole, non annoia, la raffigurazione dei luoghi e la caratterizzazione dei personaggi sono ben accurate. Riguardo ai luoghi, l'immagine del borgo quasi isolato, situato in mezzo alle montagne e avvolto da leggende raccapriccianti, dà un tocco in più alla vicenda rendendola più intrigante.
Ho apprezzato la scelta di Manuela di parlare dell'epoca nazista, uno dei periodi storici che non bisogna dimenticare e che ci mostra il volto della crudeltà umana. A proposito della perfidia, c'è da sottolineare che Agathe Mair ha un impatto notevole nel romanzo, poiché rappresenta il fulcro di Kreuz in entrambe le sue funzioni, e in più è la figura del malvagio sotto le vesti del santo, un esempio del lato oscuro del cristianesimo.
Per concludere, credo che uno degli aspetti migliori dell’opera siano le alternanze temporali, che consentono al lettore di scoprire passo dopo passo gli avvenimenti chiave e il filo conduttore che li unisce, come i pezzi di un puzzle.


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